Il Monte Sellaro, guardiano di roccia situato nella parte sudorientale del Parco Nazionale del Pollino, con la sua caratteristica forma piramidale, volge lo sguardo verso Zellandine, la bella addormentata del parco. Escursione caratterizzata da un silenzio spirituale quasi innaturale e dal giocoso sentiero del Sellaro.
| Difficoltà | D+ | Quota max | Lunghezza |
| Intermedio | 1.259 m | 1.439 m | 34 km |
Questo itinerario rientra nella pratica del cicloalpinismo e richiede esperienza su terreni tecnici, con tratti in cui la mountain bike va spinta o portata in spalla.
Punto di partenza
Si parte dal parcheggio gratuito di Via Zito Arciprete, nel comune di Cerchiara di Calabria, un’area di sosta adiacente alla caserma dei Carabinieri.
Rifugio Vincenzo Zuccaro
Dall’area di sosta inizio l’ascesa verso il Monte Sellaro attraverso la lunga e tortuosa Via Nazionale SS92, preludio di questa cicloescursione: 6 chilometri di asfalto con una lieve pendenza del 5%, quasi a voler massaggiare le gambe prima di affrontare le ripide ma brevi rampe che incontrerò lungo questo itinerario.

Terminato il dolce piacere ciclistico, arrivo al bivio; svoltando a sinistra, imbocco la strada sterrata che conduce all’ingresso del Parco della Cessuta. Oltrepassato il varco artificiale, affronto una breve ma ripida discesa su pavé roccioso, per poi riprendere a salire su fondo misto a roccia e ghiaia fino al Rifugio Vincenzo Zuccaro (chiuso).
L’Oratorio sul Monte Sellaro
Dal rifugio riprendo a pedalare sulla mulattiera, non identificata da alcun segnavia, che con una leggera deviazione verso destra risale il fianco del Sellaro. La via si presenta molto larga e con fondo in terra battuta nei punti meglio conservati. In un tratto trovo pietre cadute dal pendio e radici affioranti che non creano molti problemi nella guida. Attenzione in caso di pioggia. Dopo un chilometro giungo al secondo bivio, denominato Pietra del Brigante.

Seguo le indicazioni per l’Oratorio, portando la mia due ruote sul Sentiero del Pellegrino 946. Qui la storia inizia a farsi interessante: trovo diverse pietre mobili lungo la traccia che rendono irregolare la pedalata ma, nonostante le difficoltà, riesco ancora a rimanere in sella. Poco prima del punto panoramico incontro una rampa micidiale con una pendenza del 20% e fondo inadatto alla ciclabilità; per spirito di conservazione non mi resta che spingere per circa 50 metri. Superato questo piccolo inconveniente, la via torna ciclabile sino al punto di arrivo.
Santuario Madonna delle Armi
Dall’Oratorio riprendo a pedalare su una comoda forestale, dapprima in leggera salita, poi in discesa fino a giungere ai piedi della roccia che sorregge la struttura religiosa; un’ultima spinta sui pedali e davanti a me si manifesta un luogo unico. Il Santuario di origine bizantina regala uno splendido spettacolo con i suoi affreschi della volta sopra l’altare, in un silenzio spiazzante.

Passo del Sellaro
Dal luogo di culto riprendo a salire su una ripida rampa per portarmi sul sentiero del Sellaro 949. Il tracciato è quasi interamente ciclabile, salvo due punti. Nella prima parte il sentiero corre nel bosco con una superficie di terra compatta. Attenzione a non lasciarsi ingannare dalle false tracce lasciate da escursionisti indisciplinati che si diramano dal sentiero principale; il percorso ufficiale sale a zig-zag, poi, con un breve traverso allo scoperto, arrivo a una curva a gomito. Qui trovo un primo passaggio dove è più sensato spingere che insistere sui pedali: le rocce non consentono una buona pedalabilità.

Superato questo tratto ostico, raggiungo il secondo affaccio panoramico; da qui continuo verso il valico. Poco prima del passo, il sentiero si inoltra nuovamente all’ombra del bosco; uscito dalla selva, affronto gli ultimi cento metri con la bici sulle spalle, data la natura rocciosa del sentiero.
L’ascesa del Monte Sellaro
Adesso sono esattamente tra le due gobbe di calcare, Monte Sellaro e Monte Panno Bianco. Il tracciato ufficiale che porta in vetta è il 946C, non facilmente visibile e intuibile data la natura rocciosa del posto: sembra quasi di essere in un deserto di pietra, dove il calcare predomina sotto i piedi. I segnavia sono quasi del tutto assenti e molto distanziati l’uno dall’altro, rendendo l’individuazione del percorso decisamente difficile. Ma senza esitare, non mi resta che riportare la mia mountain bike sulle spalle e procedere alla scalata del guardiano. Mi aspettano 650 metri di piacevole scarpinata per 170 metri di dislivello su un sentiero da capre.

Per orientarmi mi viene in aiuto l’esperienza accumulata nel tempo. Le vie naturali non vengono percorse solo dall’uomo ma anche da animali selvatici. Prima di arrivare al Santuario, ho incontrato un piccolo gruppo di cavalli e, di fatto, lungo il percorso sono disseminati i loro escrementi, che tracciano esattamente la linea ideale fino in cima, aiutandomi a individuare la via più semplice senza dover procedere sulle rocce a casaccio. Non è il portage più estenuante che abbia mai fatto, ma con dolce fatica arrivo sul punto più alto di questo bellissimo percorso.

Finalmente sono sul capo della sentinella che vigila sulla Cresta dell’Infinito. La vista è impareggiabile; non ho mai visto niente di così stupefacente. A segnare il punto c’erano un cumulo di pietre e una strana struttura di metallo; peccato che mancasse il libro di vetta.
L’ardua calata dal Monte Sellaro
Mi lancio in discesa da questa roccaforte in pietra attraverso un sentiero non segnato ufficialmente, ma ben distinguibile tra le rocce. Nella prima parte, il solco attraversa grossi massi, tra i quali è facile urtare con i pedali della bici; superata questa fase, la traccia passa su terreno ghiaioso molto sdrucciolevole in direzione di Monte Panno Bianco.

Giunto più a valle, cambio direzione e mi dirigo verso nord-ovest; questa volta il tracciato è impraticabile in sella a causa della forte presenza di massi mobili caduti dalla cima. Il calvario dura poco: ben presto il sentiero ritorna su ghiaia grossa molto friabile fino ai primi alberi. Entrato nel timido bosco, la traccia non segnata va a intercettare il ben noto sentiero del Sellaro 949 che, con una serie di tornantini e a velocità confortevole, mi conduce fino al Rifugio Vincenzo Zuccaro.
Pietra del Demanio
Dal ricovero montano ritorno verso l’incrocio della via Nazionale SS92. Arrivato al bivio, proseguo a sinistra in discesa verso Pietra del Demanio, un balcone naturale su Civita, da cui si gode di una prospettiva unica. Al termine dello spettacolo paesaggistico inizio il rientro verso il punto di partenza; non restano che 13 chilometri in totale relax fino al parcheggio, traguardo di questa breve ma intensa cicloescursione.
Scheda tecnica – Monte Sellaro in MTB
| Livello di difficoltà | Dislivello positivo |
| Intermedio | 1.259 m |
| Distanza | Dislivello negativo |
| 34 km | 1.259 m |
| Altitudine massima | Tempo impiegato |
| 1.439 m | 6:00 h |
| Altitudine minima | Tipo di percorso |
| 648 m | Anello |
Disclaimer: Le escursioni in montagna richiedono prudenza e una preparazione adeguata. Le informazioni qui riportate si riferiscono alle condizioni del giorno dell’uscita. L’Autore non si assume responsabilità per eventuali danni a persone o cose.
Mappa creata su Inkatlas.com Copyright OpenStreetMap contributors (openstreetmap.org), OpenTopoMap (CC-BY-SA).
Mappa del percorso GPX – Sellaro
Visualizzazione del tracciato completo con dislivello e sviluppo chilometrico.
















